mercoledì, marzo 22, 2006

Economia Italiana – Italia vs Argentina 1-1

La cosa più inquietante dell’attuale campagna politica non è tanto il folklore dei protagonisti, quanto l’esasperata incongruenza di opinioni sulla reale situazione economica italiana: se da una parte si sostiene la complessiva crescita, dall’altra si preannuncia l’apocalisse biblica.

Non riuscendo a sbrogliare la matassa (le matasse italiane sono sempre più aggrovigliate delle altre…) ho demandato una possibile valutazione economica del nostro paese ad un articolo del Financial Times del 17/3/06: testata estera che spero anche lontana dalla tendenza tutta nostrana di attuare un’informazione di parte quanto meno oggettiva possibile (e se l’Italia, per libertà di stampa, è stato definito "paese semilibero", un motivo ci sarà).

Ecco a voi alcuni spunti riportati dalla traduzione (accanto a considerazioni personali), spunti che denotano un’allarmante analogia dell’attuale crisi italica col crollo dell’economia Argentina:

Mario Draghi, governatore della Banca Centrale d'Italia, avverte che l'economia italiana è in periodo di prolungata stagnazione, con un crollo economico paragonabile a quello dell'Argentina degli ultimi anni '90. Draghi riconosce tale somiglianza quando asserisce che Italia deve migliorare la propria produttività se se vuole invertire questa "corsa al ribasso".

"La somiglianza più impressionante è la rigida collocazione di valuta nella quale entrambe le nazioni si sono chiuse. Come reazione all’iperinflazione degli anni '80, l'Argentina nel ‘91 fissò la sua valuta all'interno del “piano di convertibilità”, nella speranza di costringere il paese ad una bassa inflazione e una maggiore disciplina fiscale".

"Nel simile sforzo di imporre una disciplina macro-economica, Italia abbandonò la lira per l'euro nel ‘99, sperando che, all' alta inflazione e alle svalutazioni periodiche della lira, avesse fatto strada una disciplina fiscale e riforma strutturale. Abbandonando la sua valuta, l’Italia (come l’Argentina) abbandonò la propria flessibilità per stabilizzare l'economia. Un’Italia che adesso non può più prendere parte nelle “svalutazioni periodiche di cambio” per rettificare perdite in competitività internazionale, dovendo inoltre accettare le percentuali di interesse imposte dalla BCE (Banca Centrale Europea) non sempre favorevoli alla nostra nazione".

"Non solo, sotto il "patto europeo di stabilità" l’Italia è obbligata a fortificare le sue finanze pubbliche in un momento attuale di grande debolezza. Come per l'Argentina negli anni '90, le finanze pubbliche italiane sono in una vero caos. Con un rapporto debito pubblico/PIL in eccesso del 105%, Italia la nazione più indebitata dei grandi paesi europei. E con un deficit di bilancio del 4,4%, è in chiara violazione dei criteri di Maastricht".

"Mancanza di competitività internazionale: durante gli ultimi 5anni, Italia ha perso circa 15% di competitività rispetto alla Germania.; Il suo fallimento nel modernizzare le sue industrie e muoversi sulla scala tecnologica, ha reso questa nazione più esposta alla forte competitività cinese".

"E, di male in peggio, nei tre trimestri passati, l'economia italiana ha manifestato il suo evidente stato di recessione (rapporto economico OCSE del 25/10/2005). Sotto il peso di prezzi di petrolio internazionali ed alti, questa recessione è assai probabile che peggiori".

"Come per l’Argentina,, l'unica via d'uscita per l'Italia è ripristinare la competitività attraverso grandi riforme strutturali, specialmente nel mercato del lavoro: riforme che, qualora venissero attuate determinerebbero, nell’immediato, tempi duri e “strette di cinghia” così come accaduto nel paese sudamericano".

"Nello stesso modo in cui l'Argentina fece l'errore di contare sul Fondo Valutario Internazionale per coprire i propri buchi di bilancio (e le conseguenze del suo tracollo sono ben note), allo stesso modo l’Italia commetterà un errore irrimediabile se posticiperà dolorose ma salvifiche riforme di mercato contando sull’indulgenza indefinita della BCE; significherebbe che ancora una volta la storia non ci insegna niente".

L’unica nota di speranza è stata la reazione dell’Argentina post-crisi: dopo un periodo iniziale di sbandamento e confusione, gli argentini si sono imposti un “colpo di reni” che ha permesso un grande rilancio dell’economia portando il PIL ad un rialzo del 9,5%: continuate così, siate un esempio di come dal baratro si possa risalire, attraverso la forza di volontà collettiva.

Prendiamo esempio, almeno una volta, da queste storie.

12 commenti:

Todomodo ha detto...

Inquietante davvero, e se ne sente parlare da un po', quindi i rischi son seri... La consolazione è che la crisi in Argentina ha portato a tanti bei film, chissà che non ci capiti lo stesso...

Mandragor ha detto...

Eh eh eh, hai ragione se ne sente parlare da tanto tempo e sul fatto dei film, beh lo dico anche io chissà :)
Il fatto è che, al di là della politica, il nostro tracollo ha iniziato ad essere un vero tracollo con l'abominevole aumento del prezzo del petrolio che da 15 dollari è arrivato a 60dollari al barile, in un economia come la nostra che spende il 4%del PIL con questo combustibile. Decisamente troppo per non far qualcosa, ma mentr la Svezia (lo ribadisco sempre scusate ma è da prendere come esempio) ha deciso di diventare petrolio free in 20 anni, in Italia ancora non si decidono di fare adeguati finanziamenti volti ad un risparmio a medio-lungo termine. E' sempre la solita storia della formica e della cicala solo che la cicala siamo noi. Come dice l'articolo dovremmo prendere provvedimenti duri oggi che determinano "strette di cinghia" ma indispensabili per il benessere futuro. Se non facessimo così significherebbe trovarci soffocati domani con problemi doppi ai precedenti, come per l'Argentina. Pensiamoci. Un saluto a tutti.

Artemisia ha detto...

già inquietante... beh non voglio fare campagna elettorale ma ribadisco che secondo me dovremmo privilegiare sempre di più i partiti che mettono le problematiche ecologiche al centro dei loro programmi!!
Buon weekend Mandragor!!

Mandragor ha detto...

Si infatti sono completamente d'accordo con te, dovremmo distaccarci un pò di più dalla logica di partito per dare un pò più peso ai volti e ai fatti concreti. Personalmente non voterei mai una persona che non mettesse nel proprio programma politico una proposta oggettiva sul come risolvere in maniera seria la questione "costo petrolio": purtroppo per come è fatta la politica oggi signicherebbe non votare nessuno ;)
Comunque, signori, auguro un buon week end a tutti, un saluto.

Rob@diRoby ha detto...

Ciao!Son tornato...ho letto il tuo post..complimenti sempre più vivi per la lucidità delle tue analisi e per la chiarezza delle tue affermazioni. Eravamo rimasti alla festa della donna...Ciao

Artemisia ha detto...

OT> Concordo, ci vorrebbe un grammy per l'inno dell'Udeur... Mastella è riuscito a fare un inno più brutto di quello di Forza Italia.
Buona domenica Mandragor!

Lucas ha detto...

Eheheh la canzone dell'Udeur...siamo arrivati persino a questo...vabbè non pensiamoci!

Buona Domenica a Mandragor e a tutti quanti!

Sandro Pascucci ha detto...

[>]

Ricordate le 500 lire di carta, con il Mercurio Alato? Quelle erano dello Stato, erano nostre, non dovevamo restituirle a nessuno e nessuno ci chiedeva interessi a fine anno. Non c'era scritto «Banca d'Italia» ma «Repubblica Italiana - Biglietto di Stato a corso legale». Le firme erano del Direttore Generale del Tesoro, del Cassiere Speciale e c'era il visto della Corte dei Conti. Invece nelle banconote emesse dalla Banca d'Italia le firme sono del Governatore e del Cassiere, che sono Privati e non fanno parte dello Stato!
E gli «americani» ? beh si sa che sono sempre un passo avanti.. loro hanno la Federal Reserve che è un Ente PRIVATO presente sulle Pagine Gialle subito dopo la Federal Express!

Problema

• Tutti i politici eletti alla guida della Nazione hanno sempre indebitato lo Stato chiedendo denaro in prestito ad una ristretta cerchia di banchieri privati.

• Questi banchieri internazionali creano il denaro dal nulla e senza nessuna contropartita, semplicemente stampandolo.

• Gran parte delle tasse versate dal cittadino servono a pagare gli interessi su quel debito inestinguibile, eterno, costituito da carta straccia.

Domande:

1. Perché lo Stato non si stampa da solo i soldi ?
2. Perché conia le monete metalliche ma non stampa le banconote ?
3. Perché emette Obbligazioni invece che stampare moneta esente da interesse ?
4. Perché, dal 10 AGO 1893, l'elenco dei soci di Bankitalia S.p.A. è stato reso disponibile solo il 20 SET 2005 ?
5. Perché il Senato della Repubblica nei suoi verbali riporta «omissis» quando arriva ad elencare tali partecipanti ?

Il Cittadino medio, anche se di buona cultura (spesso di elevata cultura), ignorail fatto che la Banca d'Italia è una Società per Azioni totalmente privata e svincolata dallo Stato. Da sempre, poi, non è mai esistito un elenco ufficiale dei partecipanti al capitale di questa azienda privata denominata Bankitalia S.p.A.

Alcuni anni fa uno studio di Mediobanca ha "ricostruito" l'azionariato della Banca d'Italia, ossia ha determinato, in modo empirico, chi fossero i VERI e CELATI proprietari dell'istituto in questione.

Sul sito web della Banca d'Italia NON ERA PRESENTE, fino ad ora, un elenco ufficiale degli azionisti. Ora è presente questo elenco, creato il 20 settembre 2005. (Personalmente ne sono venuto a conoscenza oggi 23 settembre 2005). Anche da ricerche effettuate in Internet, è risultato che il documento non era presente fino a pochi giorni fa. Perché solo ora la Banca d'Italia ha pubblicato l'elenco dei suoi proprietari? Perché neanche il Senato della Repubblica Italiana pubblica nei suoi verbali l'elenco degli azionisti?

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sandropascucci : www.signoraggio.com

[^]

Mandragor ha detto...

Caro Sandro Pascucci questo tuo è un'intervento importante che pone uno spiraglio di luce nel mare oscuro della politica ed economia mondiale. Seguo la questione del signoraggio da non troppo tempo (un anno circa) ma abbastanza per essere concorde con molte delle tue affermazioni.
Il fatto che la mancanza di informazione dei cittadini sia una panacea per le malefatte della politica (destra e sinistra indistintamente) si è esemplificata nel discorso che hai fatto riguardo ai veri proprietari della banca d'Italia: poi il fatto che tale Banca fosse un ISTITUTO PRIVATO E NON PUBBLICO MI ERA OSCURA FINO AD ALCUNI MESI FA. E' FACILE IMMAGINARE CHE, METTENDO UN'ISTITUZIONE ECONOMICA NAZIONALE (PARDONL'ISTITUZIONE) IN MANO A POCHI, L'ECONOMIA ITALIANA SIA TUTT'ALTRO CHE LIBERA. E' possibile vedere ciò con la questione dei monopoli di cui ho pubblicato un post recente.
Poi sulla questione di "creare denaro dal nulla" ne è una esemplificazione tutta la questione mediorentale: una guerra nata con la scusa del terrorismo, scusa che celava la perdita totale di potere della moneta americana, perdita creata dalla produzione sconsiderata di moneta senza avere a fronte una tale ricchezza. Spero che con la vendita del petrolio in Euro e la progressiva perdita del potere del dollaro, un pò di magagne vengano fuori. Ma ne dubito fortemente: è tutto un sistema che è corrotto. Staremo a vedere ma intanto informiamo come ha fatto con questo intervento Sandro Pascucci che ringrazio vivamente della posizione obbiettiva approntata nel riguardo del rispetto del cittadino. Non facciamoci fregare dai monopolisti e dai colonnelli dell'economia. Un saluto a tutti.

Alessandro ha detto...

Se vi può interessare ho scritto un articolo collegato, prevedendo come l'Italia potrebbe emulare l'Argentina e quindi dichiarare default tenendo conto dei rischi finanziari e delle principali variabili analizzate anche dalle società di rating. (anche se i giudizi di tali società sono da prendere con le molle)

http://apri-i-tuoi-occhi.blogspot.com/

ACGG ha detto...

http://letterapertallagdf.splinder.com/media/16425525

Anonimo ha detto...

fanculo a tua mamma ke mi fa i bokkini